IO VI RACCONTO – terza uscita sulla via Romea Nonantolana

03 settembre
di Giovanni Buccarello

Da Modena a Vignola e da Vignola a Roccamalatina

sottotitolo: quella volta che vi raccontai ma io non c’ero

Ecco, questa volta mi pare difficilotta, per aiutarmi metto su Philip Glass con i suoi quattro movimenti di Mishima. Una musica abbastanza “strana” ma rassicurante che mi permetterà di scatenare la fantasia senza però crederci fino in fondo.
Mishima, in quanto giapponese è anche un omaggio poco velato all’arte e alla genialità giapponese, che questa volta ci ha toccati e benedetti sul serio.

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La storia inizia da lontano, precisamente da quando è finita la seconda esperienza sulla Romea, ma niente paura, non vi racconterò la Genesi e neppure le avventure di Anna Karenina, mi limito solo al finale e cioè che stavolta io non sono a camminare ma mi dedico alle attività di background,a preparare, sistemare, ricucire e tutto il resto senza litigare con i compagni di cordata (si, anche questo è un merito da considerare) delegando così ad un altro Giovanni (eh si, ci vuole) il compito di farsi male camminando sulla Romea… già, le tradizioni vanno rispettate.
Dopo tutto un’esperienza insolita per me. Quando ho potuto, infatti, ho sempre delegato alla genialità femminile, sicuramente superiore alla mia, il disbrigo di queste importanti ma poco riconosciute pratiche.
Facile dire “buono questo spiedino”, più difficile è pensare a tutto ciò che è stato fatto per farlo arrivare lì al momento giusto e soprattutto facendo sìi che fosse buono e generasse il vostro commento.

Ricordo la riunione preparatoria, l’ultimo lunedì di agosto. Tanto per cambiare me n’ero dimenticato e, solo grazie a un messaggio WhatsApp, sono riuscito ad arrivare non troppo tardi che le decisioni fossero già state prese.
Eravamo sotto un gazebo messo su un prato poco distante dal casolare in prossimità della strada che in breve porta a Nonantola. Eravamo abbastanza vicini da non avere paura e sufficientemente lontani per sentirci liberi.
Ho fatto fatica ad abituarmi, vedevo tutto rivestito di colori brillanti, vintage e cercavo la faccia sorniona di Fellini dietro i cespugli, mi sembrava di essere in un quadro rurale ispirato alla civiltà contadina che sicuramente adornerà la parete di un qualche museo Emiliano.
Tutti sembravano quieti, parlavano un po’ Marco e un po’ Max (ma che strano) dicevano cose incomprensibili, infatti nessuno faceva domande o osava interromperli. Io forse mi sono anche addormentato. Poi forse una vespa ha punto Marco che si è alzato in piedi e ha detto “allora facciamo 2 panini, un dolcetto, un fruttino e una minerale! D’accordo? Ecco che allora mi sveglio, finalmente parole facili e soprattutto interrogative. Qualcuno ha osato suggerire companatici arditi, vegani o rusticani, poi alla fine si è sentito dire “ok ci pensa Akane” e tutti hanno taciuto.
Nessuno osa contraddire Akane in cucina, tutte le volte è riuscita a dimostrare che aveva ragione lei e mica a parole. Ha portato dal Giappone un arte culinaria ben diversa dalla nostra, che cattura e ammalia per la sua semplicità. Ok con Akane andiamo sul sicuro e abbiamo accomodato la prima sosta della camminata di sabato.
Che si fa invece domenica a pranzo quando arriviamo al Parco dei Sassi?
GRIGLIATA!
Un urlo sincronizzato, all’unisono si è levato nell’aria, gli uccelli hanno smesso di cantare, il gatto si è nascosto sotto il tavolo e perfino i vivacissimi figli di Max hanno smesso di scorazzare fra i presenti.
… Sicuri…? SI!
E grigliata sia.
È spuntata una bottiglia di Lambrusco di Sorbara della Cantina di Limidi Soliera e Sozzigalli a sancire l’accordo raggiunto fra le tribù dei Sozzigalli appunto.
La serata è continuata fra sbadigli e abbandoni, poi si è levato un vento forte, i bicchieri hanno cominciato a rotolare e allora siamo andati via.
Pronto? Macellaio matto? Scusi ma il matto è lei o suo fratello? Io sono il fratello. Ah giusto lei.

A Guiglia c’è il macellaio matto, mica mi faccio scappare l’occasione di fare spesa da lui, ordino salsicce, spiedini e pane di Roccamalatina; quando la mattina di domenica passo da lui è già tutto pronto, ha messo il condimento su tutto e preparato che sia comodo da trasportare. Sto qua è mica matto, il servizio è impeccabile, i prezzi un po’ sospetti, un po’ bassini, la salsiccia a 7 euro e gli spiedini a 11,50, come sarà la qualità? Mah, vedremo.
Comunque, giovedì era già tutto pronto, mancava solo il numero di partecipanti per definire le ordinazioni. Venerdì è passato fra telefonate preoccupate, tutto era stato fatto e tutti cercavano qualcosa che non era stato fatto senza riuscire a trovare nulla.
Arriva sabato, la mattina sono stordito, avevo sognato di aver percorso la Romea tutta e quindi ero ovviamente stanco. Intorno alle 10 sono riuscito a vestirmi e a fare colazione.
Tempo poco bello, un nuvolone nero stazionava proprio di fronte alle mie finestre. Mi è venuto di canzonarlo ma ho evitato per non farlo arrabbiare.
Pensavo ai ragazzi abbondantemente partiti, dove saranno? Calcolavo percorsi e tempi di percorrenze mentre faticosamente mi spostavo tra la camera e la cucina.
Ho percorso il tratto Modena-Nonantola rispettando i limiti e sono arrivato a casa di Max comunque in anticipo.
Akane Douchi aveva già fatto i panini (ottimo) preparato anche i piatti bicchieri e posate (ottimo) predisposto le bottiglie di acqua minerale da distribuire (ottimo) e al mio laconico “cosa devo fare?” mi risponde sorridendo rassicurante “nulla, devi solo portare Massimiliano (da me detto Max), e Kiyo a San Cesario e fare in modo che il sacco pranzo venga consegnato ai pellegrini”. Sembrava voler aggiungere “coraggio, ce la puoi fare”.
In effetti mi perdo subito nelle campagne di Redù. Max non se ne accorge, Kiyo non lo sa e per fortuna il mio stradello sbuca su una strada conosciuta senza morire nei campi.
Piove, poi smette, meno male, era solo uno scroscio, poi ricomincia e insiste, pensiamo ai nostri compagni e smette. A Castelfranco piove, a San Cesario no, poi arrivano loro e ricomincia a piovere.
Vabbè visitiamo la bellissima basilica di San Cesario, coeva del duomo di Modena e dell’Abbazia di Nonantola ma non grande come loro, venendo così oscurata da queste sorelle ingombranti per tutti i secula seculorum. Si, ancora oggi quelle sono più famose e importanti, ma questa chiesa ha una dignità estrema, che dura ancora, mica si vergogna di essere piccola, conquista il visitatore e si fa amare.
Marco si inventa Cicerone e ci piazza il risultato dei suoi studi del venerdì sera. Incredibile le cose che sa su questa chiesa (se ne è innamorato pure lui), ma come fa? Ho ricontrollato la sua schiena, non ha un pulsante di spegnimento, proverò con un telecomando a infrarossi appena lo trovo.
Ma arriva il momento dei panini, questo a te, questo a te, prego messere, signora questo è suo. Nessuno parla , mugolii di assenso scantonano per il porticato sotto cui ci siamo rifugiati al centro della piazza cittadina.
Dentro al sacchetto due involtini, comincio dal piccolo, c’è una crema di qualcosa di verde e bianco, maionese direi, tonno, cetriolini e qualche mistero, delizioso. Mangio piano per non finire subito, poi scarto il secondo involto, il panino è un po’ più grande e contiene una fetta di bacon, crema di pollo macinato a frittatina delicata. Incredibilmente buono, mastico molto lentamente e accuratamente, ma tutto finisce davvero troppo in fretta.
C’è un altro sacchetto. “Il dolcetto” penso un po’ scettico, non mangio dolcetti. Di solito. Apro e ce ne sono addirittura quattro, ognuno diverso, già questo mi stupisce, penso al tempo e alla briga di preparare 52 dolcetti in quattro fogge per tutti, penso che forse Akane non è umana, penso infine che non sono umano io e mi lagno di essere arrivato alla mia età senza conoscere i piaceri sottili che scopro solo oggi nell’assaporare questi minuscoli dolci dai sapori delicati (non sanno di zucchero) che magari sono pure salutari.
Una popolare mela alla fine mi aiuta ad uscire dalla trance, chiedo un applauso per Akane e propongo di visitare il bar di fronte dove la barista ci guarda di sottecchi già da un po’.
Al bar ci chiede: e chi siete? e da dove venite? e dove andate? La Romea? e chi è la Romea? Quando lo impara, “ah che bello”, “se potessi verrei con voi” e via andando. Questa ragazza ci ha fatto sentire bravi belli e fortunati, il tutto per un solo euro, ah e ci ha pure fatto un buon caffè.
Il gruppo riparte, fra 3-4 ore sono attesi a Vignola all’ostello, anzi all’hostel, anzi bio hostel, come scoprirò poi. Stasera all’ex mercato coperto di Vignola è stata organizzata una serata pro bicicletta e siamo stati invitati come associazione ad gestire uno stand. Kiyo decide di andare a camminare e io e Max andiamo a Vignola a preparare.
Un bel pallone gonfiabile, a punta, arancione, sembra la casa degli Hobbit, infatti ci piove dentro, ma solo quando piove anche fuori. Ci mettiamo il nostro bel roll-up che rappresenta pure il nostro patrimonio, troviamo una tovaglia di carta trapuntata, dei libri da vendere, due opuscoli, alcune stampe di percorsi e qualche vecchio libro.
È ancora presto, infatti i primi a visitarci sono gli altri standisti (per loro Via Romea Nonantolana è una frase magica come otorinolaringoiatria), vogliono sapere chi siamo e cosa significhiamo.
Dietro di noi provano l’audio del palco, parte un assolo di chitarra elettrica, Santana, Hemdrix, Graziani? boh, poi, dopo una serie di ballabili anni ’90, macarene e Max Pezzali, penso: “ma qualcosa di recente no?” sapete che recente fa rima con decente? Ma niente. Però Asereje delle las Ketchup, un rastafari afrogitano dal successo planetario mi tranquillizza, anzi mi ritrovo a ballare come un tamarro quindicenne. Una signora curiosa della Romea mi fa tornare alla realtà, ma io preferivo Lucia Munoz la brunetta delle Ketchup. Chissà adesso dopo quindici anni, com’è e cosa fa?
Arrivano alcuni personaggi legati al Parco dei Sassi, al movimento ambientalista, al popolo escursionista, ci salutiamo contenti e mi sembra un remake, mi sembra di tornare indietro nel tempo e mi spavento a pensare all’età che ho raggiunto e alla quantità di cose che ho fatto e di persone che ho conosciuto. E dire che ho sempre pensato di non avere avuto mai abbastanza tempo per i miei “miti” la natura, la montagna, la prestazione fisica. Poi arriva Fabio Zara a sostituirmi.
Mentre suonano la danza delle streghe di Gabry Ponte rischio un’emicrania, ma ora posso andare a casa a riflettere e a riposare. Domani è un altro giorno. Uhm.

L’appuntamento è alle 9.30 in zona Tempio. Ovviamente Rita non c’è. Ma che ci vuole? Penso, poi mi metto nei panni di lei e penso: io aspetterei in strada, in zona Tempio (che non è la più bella di Modena), un tizio che non si sa nemmeno che venga per davvero? Probabilmente no. La chiamo e dopo due minuti era con me, quindi posso dire per certo che era pronta, altroché.
Andiamo a Nonantola e ovviamente il portone di Max è chiuso. Max è via con la piccola Kiyo a camminare e io ho appuntamento con Akane che è rimasta a badare al piccolo e consegnare la griglia a me. Mi metto nei suoi panni, sono sola in casa col piccolino, che faccio, lascio il portone aperto in attesa che Giovanni arrivi non so quando? Naturalmente no. La chiamo e apre subito, come volevasi dimostrare.
Si lo so che siamo in un paese del primo mondo, dove è garantita la democrazia, i diritti civili e tutte quelle belle cose lì, ma il portone aperto non lo si può lasciare. Specie se dentro c’è una donna con un bambino. Porca di una paletta storta, se questa è la civiltà.
Di funesto oggi ci sono solo io, tutti sono sorridenti, gai, ilari, briosi e sinonimi vari, ma presto dimentico i pensieri neri ed entro in sintonia con la bellissima giornata che si prepara oggi. Carico le cose che devo portare su, gioco un po’ col bimbo e partiamo con Rita alla volta di Vignola. Lei fa da comunicatrice relazionale pubblica integrata (la telefonista) mentre io guido.
Scopriamo che uno zaino è stato lasciato di proposito al Hostel perché il proprietario, dolorante ad un ginocchio aveva paura di non farcela portandoselo dietro. Bene obiettivo zaino 2.0 operativo, avanti dritto puntiamo il Sud-Sud-Est.
Andiamo quindi a “beccare” l’hostel che avrà anche un bel nome e una bella fama, ma secondo voi c’è in tutta Vignola uno, e dico uno, cartello che indichi dove sia?
Probabilmente sperano nella Provvidenza.
Io sono anche poco paziente, se non era per Rita mica lo trovavamo.
Siamo stati più fortunati con l’accoglienza, c’era una sola persona, sembrava svanita, ma sapeva benissimo dov’era lo zaino di Giovanni.
Finalmente calmo, mi guardo attorno, un posto davvero delizioso, di un bello da spiegare, che non dipende da chi guarda, un bello a prescindere. Case (più di una) belle, alberi belli, prato bello, bello tutto. Ma ce ne andiamo lo stesso, ci aspettano vari avvenimenti e noi due siamo un po’ la chiave per farli avverare. Possiamo dirlo, oggi io e Rita siamo magici, possiamo fare avverare i sogni oppure no.
Imbocchiamo la fondovalle, seguiamo diligentemente tutte le curve, ci fermiamo agli stop, al ponte di Casona voltiamo a sinistra, dopo il ponte voltiamo di nuovo a sinistra e in fondo alla discesa di nuovo a sinistra, sotto il ponte, perché a destra c’è il sole. Siamo in un posto assai bello, faccio foto che vengono benissimo. I colori oggi sono stupendi.
Aspetta che ti aspetta viene voglia di un caffè, c’è giusto un locale pubblico tirato su nella golena del Panaro (non sapevo che si potesse). Fanno da mangiare, hanno varie sale, il bagno è di là del prato, staccato dal complesso (non sapevo che si potesse), sono solo due stretti bagni, immagino il ristorante pieno, non credo che due bagni bastino (ma c’è il Panaro – è vero!). Insomma poche cose mi quadrano, ma non importa, ci fanno i due caffè e se li fanno pagare più che a Modena, poi usciamo e andiamo via.
Risaliamo in strada, quindi voltiamo tre volte a destra, il conto torna. Ecco i primi, Gilberto guida il gruppo, chiediamo di Giovanni, proprietario dello zaino, è indietro dieci minuti dicono, risaliamo ancora e la risposta non cambia, tanto che penso che Giovanni sia veloce come noi. Ad un certo punto non posso più proseguire in macchina, mando Rita a caccia. Prendi Giovanni e portalo qui vivo o morto e soprattutto in fretta. Santa Rita ce la fa in cinque minuti.
Giovanni poverino è dolorante e ha poca voglia di scherzare, ma io ho il matto a Guiglia, che ha le mie salsicce e i miei spiedini, e mi chiude, se in breve non siamo da lui.
Ma ce la facciamo, certo che si, mica pugnette, le salite scatenano il lato oscuro della mia automobilina che diventa cattiva, quando gli altri cominciano a scalare noi cominciano a giocare.
Il negozio è bello ed accogliente, dentro 4-5 addetti gentili ed efficienti. Clienti anche di più, sembra un posto attivo e simpatico. Dico la parola magica “via Romea Nonantolana” e uno degli omini si materializza davanti a me. “Cercavo il matto”, “sono io” e ridiamo assieme. Mi consegna lo scatolone, mi regala una bottiglia di Barbera, lo pago e saluti alla prossima.
Poi di corsa verso il centro Parco “Il Fontanazzo”, esaminiamo il luogo, poi andiamo al parcheggio, ci sono altre griglie e altri tavoli, ma decidiamo in fretta, meglio il centro parco, perché … perché è meglio e basta. Tornati li, cominciamo a disfare i cartoni, ad acconciare tavola e ad accendere il fuoco per la griglia.
Abbiamo due tavoli da dieci, noi siamo in 22, ma questo non mi preoccupa. Arrivano Marco Bernardi con Akane e il piccolo che mi punta subito. Ma io sono in versione Guerra di Troia, si di Troia, non riesco ad accendere il fuoco e glielo dico subito: “vuoi essere Ulisse o Achille?” Non capisce e glielo spiego. Ulisse è uno che se va in giro e torna dopo vent’anni, invece Achille è uno che muore per colpa di uno spiedino nel piede. Mi guarda e fa “Ulisse” e aggiunge: “vado a giocare con la mamma”.
Il tavolo è pronto, il fuoco no. Arriva il gruppo (porca di una paletta zoppa) cerco di salvare la situazione chiedendo di cominciare con la pasta fredda, dei paccheri fatti dadio, con sugo vegetale e del riso ugualmente bono e freddo pure lui. Ma arriva Marco il boyscout, comincia a cercare stecchetti, con calma, li trova, non commenta, li spezza li ammucchia, finalmente la carbonella prende il fuoco, si sviluppa una bella brace, Avrei abbracciato Marco ma per paura di distoglierlo l’ho lasciato lavorare. Metto su le salsicce, sempre lui ha l’idea di mandare via il gruppo per fargli visitare la Pieve di Trebbio, la guida infatti, Morena Orsini, era già arrivata e stava aspettando.
Così facendo loro si sono fatti la visita guidata con calma e con… la fame (era già una certa ora) ma con la certezza che avrebbero mangiato, eccome se avrebbero mangiato. Speravo solo che non mangiassero Morena. Noi intanto senza stress avremmo preparato bene a modo la grigliata. Quando ci metti metodo, passione e il tempo che ci vuole, la grigliata viene bene per forza.
Lo dico per davvero e lo dimostra il fatto che dopo mezz’ora al massimo di mangiata, non era rimasto più nulla. Tutto spazzolato. “Akane Douchi, cosa c’è in quella sportina?”, “il pranzo di Marco, ha detto che andava a vedere la Pieve, ma non è ancora tornato”. Santa Akane, se non fosse per lei a Marco sarebbero restati da mangiare solo i bastoncini degli spiedini. Ma vado a vedere come mai Marco tarda tanto.
Arrivato alla Pieve capisco subito. La Pieve è stupenda, la giornata bellissima, i panorami meravigliosi. Morena gli sta giusto raccontando qualcosa sulla fonte battesimale, tutta in arenaria e di forma esagonale.
Buh faccio (eheh) lei si gira stupita e anche un po’ divertita, ma a lui quasi prende un colpo, non si aspettava di vedermi, anzi sembra addirittura scontento di vedermi, chissà come mai.
Ma tant’è, gli dico di Akane e della sua sportina e gli propongo di rimanere io con Morena che tanto dopo gli avrei fatto il riassunto del resto della puntata. Stranamente, neanche questa gli va bene, ma poi dopo altre due chiacchiere torniamo assieme al Centro visite. Dove può finalmente consumare il pasto che si era così degnamente meritato. Evviva i boy scout.
Dopo poco, tutti diventano irrequieti, devono andare a Roccamalatina (un’oretta a piedi) e da lì prendere l’autobus che li riporterà dove sono partiti ieri mattina o stamattina.
A noi automuniti resta di raccogliere baracca e burattini, portare via i rifiuti, riportare a casa i resti, salutare la ragazza del Centro visite cui non ho neanche chiesto il nome (bah) e, Morena, già, dove sarà Morena?
La vado a cercare, è con un’altra ragazza, di cui mi ha anche detto il nome, ma io non lo ricordo (sono fatto cosi) e un bel cane, si direbbe un pastore, ma di cosa non so, bello alto, magro e grigio. Non so e non mi importa, mica me lo porto a casa. Mi interessava baciare Morena, che si concede divertita.
Sappiamo entrambi che non ci vedremo più ma siamo contenti di esserci conosciuti.
E qui finisce l’avventura del signor Bonaventura.
Direi che sono rimasto davvero soddisfatto, mi è dispiaciuto non camminare, ma sono cose che si superano; e poi conoscevo i posti attraversati meglio di casa mia (a parte Vignola, zona Hostel).
Organizzare da dietro e davanti è stimolante e reca diverse soddisfazioni. Mi è capitato poche volte e la archivio volentieri come esperienza positiva, così come ho cercato di spiegarvi nel corso di queste 3300 parole (Word docet).

Annuncio finale.

Venite sulla Romea o andate sulla Romea (un po’ come vi pare), camminare è bello, la compagnia è bella, la Romea è bella, ciò che c’è sulla Romea è bello, ma anche tante persone che sono sulla Romea sono belle. È una lotteria in cui si vince sempre. Garantito al limone.
L'immagine può contenere: nuvola, cielo, natura e spazio all'aperto

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