Cosa è



Nel 749 il re longobardo Astolfo donò il territorio di Fanano e di Sestola al cognato Anselmo, duca del Friuli, perché organizzasse una rete di comunicazione ad occidente del fiume Reno (all’epoca turbolento confine con l’Impero Bizantino).
Anselmo però rinunciò al titolo di duca, si fece monaco e fondò un monastero e un ospizio, come strutture di supporto in prossimità del crinale appenninico
Nel 752 Anselmo fondò un altro monastero, animato dal fervore religioso ma anche dalla necessità di controllare più da vicino i confini della pianura. Nacque così l’abbazia benedettina di Nonantola, destinata a diventare uno dei luoghi di riferimento della spiritualità europea nel medioevo.
La strada che collegava i due Monasteri fondati da Anselmo, la Via Romea Nonantolana, divenne in breve uno dei principali assi di comunicazione fra il nord Italia (e l’Europa centrale) e Roma, sede del papato, e venne calcata da eserciti, re, viandanti e pellegrini
Sorsero numerosi ospizi alle dipendenze del monastero di Fanano (Ospitaletto, sopra Marano e Ospitale di Fanano ne sono un chiaro esempio).

In 1.200 anni di storia, la via nonantolana per Roma venne progressivamente soppiantata da nuove e moderne vie di comunicazione.
Sul finire degli anni novanta del XX secolo, un gruppo di appassionati e studiosi si adoperò per la riscoperta e il recupero dell’antico tracciato. In occasione del Giubileo del 2000, la Provincia di Modena sviluppò il progetto “Sentieri della Luce”, tracciando e tabellando il percorso della Via Romea Nonantolana.

Negli anni recenti, a seguito di mutate esigenze del territorio e di numerose ricerche storiche, gli enti locali modenesi hanno proceduto ad una profonda revisione dei tracciati, mentre nel novembre 2016 nasce l’Associazione Via Romea Nonantolana