Torre campanaria, alta 86.12 metri, costituita da sei piani e un coronamento ottagonale cuspidato, ornato da due ringhiere marmoree che paiono ghirlande; da cui nasce la prima ipotesi per il nome attribuitole. L’altra ipotesi imputa il nome alla somiglianza della torre con la Giralda di Siviglia, così battezzata dagli Ebrei spagnoli accolti a Modena nel XVI secolo. I primi cinque piani furono edificati entro il 1179, mentre l’ultimo insieme alla cuspide, venne concluso nel 1319.  Oltre la punta si nota una croce saldata alla sfera dorata contenente alcune reliquie di San Geminiano,  Patrono di Modena.

All’interno della torre troviamo la prima sala affrescata, dedicata alla Secchia Rapita (una copia dell’originale) da sempre oggetto della contesa tra modenesi e bolognesi. Procedendo, inizia la salita di circa 200 gradini su per la scala a chiocciola sino alla cosiddetta Sala dei Torresani, un tempo abitata dai cosiddetti “torresani”, i guardiani della torre. 

Proseguendo ancora oltre c’è la cella campanaria, non visitabile, che custodisce le quattro grandi  campane (la più antica risale al 1350) che da secoli scandiscono la vita della città. In ultimis salendo per una seicentesca scala a chiocciola in legno si arriva alle balaustre e alla sommità della torre, abitata pare dai falchi pellegrini.

Degni di nota  i capitelli scolpiti della Stanza dei Torresani, al quinto piano.

  • Capitello di Davide: due figure incoronate suonano degli strumenti circondati da danzatrici.
  • Capitello dei Giudici: il significato delle scene raffigurate non è chiaro: a sinistra un re con un libro in mano sembra ascoltare le suppliche di due donne; sulla destra un personaggio si dispera mentre alle sue spalle due esseri alati si allontanano.
  • Gli altri capitelli sono invece puramente decorativi.

Belloi-Colombini, Guida di Modena. Manuale per l’uso storico e artistico della città utile al modenese e al viaggiatore, 2003,  pp. 305-308 

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